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Vendetta Silenziosa
Non parla più.
Ha smesso di cercare parole
quando ha capito che nessuna
poteva contenere il peso del tradimento.
Cammina tra gli altri
come se non ci fosse,
come se il mondo fosse un teatro
e lui solo un’ombra
che ha dimenticato il copione.
Un tempo credeva nel bene,
lo difendeva con le mani nude,
lo offriva anche a chi non lo meritava.
Ora non crede più.
Non nel bene,
non nel perdono,
non negli occhi che promettono
e poi si voltano.
Ha imparato a tacere,
non per paura,
ma perché il silenzio
è l’unico linguaggio che non mente.
Dentro di lui
non c’è rabbia che esplode,
c’è qualcosa di più profondo:
una fame di giustizia,
una sete di equilibrio,
una ferita che non vuole guarire
finché non sarà compresa.
La sua vendetta non sarà un urlo,
sarà uno sguardo,
una scelta,
una porta che si chiude
senza rumore.
E chi lo ha ferito
non sentirà dolore,
sentirà assenza.
Sentirà il vuoto
che lui ha abitato per troppo tempo.
Perché la vendetta più crudele
non è quella che distrugge,
ma quella che lascia andare
senza voltarsi.
Quella che non cerca punizione,
ma silenzio.
Quella che non chiede giustificazioni,
ma dimentica il nome
di chi ha spezzato l’anima.